Perché usare la stampa 3D a scuola?

Da quando è stato pubblicato il Piano Nazionale Scuola Digitale (2015) e sono state stanziate molte risorse dedicate al tema dell’educazione nell’era digitale, centinaia di scuole hanno potuto dotarsi di stampanti 3D.
La domanda che, però, ancora alcuni insegnanti si stanno ponendo da tre anni a questa parte è: ma perché usare la stampa 3D a scuola?
Proviamo a rispondere mettendo in campo la nostra pluriennale esperienza nell’uso di questa tecnologia, non in ambito industriale, ma proprio nel settore della didattica, scientifica e museale.

Supporto alla didattica STEAM
La stampante 3D è uno strumento veramente potente, perché da la possibilità di costruire (quasi) qualsiasi cosa su un banco di scuola. L’oggetto realizzato verrà archiviato in formato digitale e potrà essere così replicato, modificato e condiviso con altre classi e persino con altre scuole, generando un patrimonio di sapere che non andrà perduto.
La stampante 3D abiliterà, così, ogni il docente ad allestire un “campionario” di sussidi didattici personalizzati per la sua classe a supporto dell’insegnamento di materie STEAM.
Ne abbiamo dato un esempio in questo articolo, sull’impiego della stampa 3D per l’insegnamento della chimica.
Non solo, la stampa 3D può essere impiegata a scuola anche per facilitare l’apprendimento di materie umanistiche come la storia e la geografia (guardate, per esempio, questo archivio di oggetti nel sito MyMiniFactory) e come strumento indispensabile per laboratori di robotica educativa DIY (Do It Youself, cioè "Fai da Te").

Tecnologia da apprendere in sé
Non dimentichiamo poi che la stampa 3D è anche una materia in sé e per sé, soprattutto se, guardando al futuro, pensiamo al mondo del lavoro. I settori in cui la stampa 3D viene impiegata sono sempre più numerosi (design, industria, moda, biomedicale) e tale impiego, sicuramente, genererà un importante cambiamento nei sistemi produttivi.
La scuola è il luogo in cui gli studenti possono apprendere i principi della modellazione in 3D e della stampa 3D e possono comprenderne il funzionamento e le applicazioni, diventando, auspicabilmente, utenti consapevoli, ma anche creatori e progettisti (come si augura anche il PNSD)

Inclusione didattica
La stampa 3D è anche un potente strumento di inclusione didattica, rappresentando, di fatto, la “terza via”che supera la contrapposizione tra prodotti educativi commerciali e il “fai da te” mediato da forbici, colla e cartone, pratica sempre esistita nelle scuole per aiutare gli studenti con bisogni speciali.
Con la stampante 3D è possibile costruire sussidi didattici personalizzati e veri e propri ausili, senza perdere la memoria del progetto realizzato, poiché essa fornisce uno “standard comunicativo” tra scuole (la piattaforma costituita da scansione 3D, stampa 3D, schede di prototipazione e linguaggi di programmazione a blocchi), rendendo il lavoro più strutturato ed efficace che in passato e favorendo l’adozione di buone pratiche.
Sarà, così, più facile per gli studenti comprendere i bisogni speciali del compagno in difficoltà, poiché tutta la classe potrà intervenire nella co-progettazione del sussidio/ausilio e l’esperienza didattica sarà davvero inclusiva!

Per questo post ci siamo ispirati a questo articolo su www.3dnatives.com.
2018-10-25T12:42:37+00:0022 ottobre 2018|scuole|

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