Il divario tra chi vuole aprirsi e connettersi con il resto del mondo – i globalisti – e chi vuole proteggersi all’interno delle barriere, i localisti, sta aumentando.[…] Oggi, abbiamo la lotta tra chi vuole fare accordi e chi, invece, preferisce fare guerre commerciali.
Entrambe le parti si stanno basando, però, su una falsa dicotomia. Infatti, se da un lato vengono combattute queste battaglie partigiane, dall’altro si sta delineando un futuro in cui non sarà più necessario scegliere tra connettività globale e autosufficienza locale. Un futuro in cui chiunque potrà fare (quasi) qualsiasi cosa a livello locale, utilizzando conoscenze condivise a livello globale. Questo futuro genera importanti implicazioni per la politica di oggi.

La fabbricazione digitale – il processo attraverso il quale i dati vengono trasformati in oggetti fisici e viceversa – sta mettendo in discussione i principi fondamentali sulla natura del lavoro, del denaro e del governo. In tutto il mondo, le persone stanno già utilizzando una serie di dispositivi controllati dal computer per fare tutto: dal cibo, ai mobili e agli oggetti di artigianato, ai computer, alle case fino alle automobili. Le persone stanno condividendo la conoscenza da remoto, in modo da raggiungere l’autosufficienza a livello di comunità locale. Poiché tutto questo si realizzerà a partire dai prossimi anni, le istituzioni e le organizzazioni saranno colte di sorpresa se non inizieranno a prepararsi.
Per comprendere il potenziale impatto trasformativo della fabbricazione digitale, è utile un piccolo excursus storico. Negli ultimi 50 anni abbiamo vissuto due rivoluzioni digitali, una nel settore delle comunicazioni e l’altra nel settore della computazione. Queste due rivoluzioni ci hanno portato computer, telefoni cellulari e Internet, trasformando radicalmente la nostra economia e le nostre vite. La fabbricazione digitale rappresenta la terza rivoluzione, basata sulle due precedenti, poiché porta il mondo virtuale dei bit nel mondo fisico degli atomi. Le prime due rivoluzioni digitali sono progredite a tassi esponenziali, con i computer che, nell’arco di 50 anni, sono passati da occupare interi edifici, a stanze, fino a stare su una scrivania e infine, oggi, in tasca.
La fabbricazione digitale sta ora avanzando nello stesso modo esponenziale. Quando si parla di “digital fabrication” si pensa immediatamente alle stampanti 3D. Esse sono infatti la manifestazione più visibile di questo nuovo fenomeno, ma sono solo una parte dell’attuale cassetta degli attrezzi di un “maker”. Ci sono anche macchine che tagliano con il laser in modo molto preciso; utensili da taglio rotanti più grandi per intagliare alcuni oggetti come i mobili; strumenti automatici per la grafica; stampi per pezzi di fusione; strumenti elettronici per produrre, assemblare e programmare circuiti; e strumenti di scansione per digitalizzare gli oggetti in modo che possano essere trasmessi e replicati.

Questi strumenti vengono raccolti in una struttura di fabbricazione completa: il Fab lab, che sostanzialmente funziona come una biblioteca per la tecnologia, poiché propone una serie di attività, sia commerciali, che non profit. Come una biblioteca, infatti, propone attività educative e ludiche, ma può anche produrre prodotti e creare infrastrutture per la comunità, proprio come una fabbrica.
Il numero di Fab lab è raddoppiato in un decennio, e ora ne esistono più di 1.000 in tutto il mondo, in località che vanno dalla punta settentrionale della Norvegia alla punta meridionale dell’Africa, dall’Alaska rurale al Giappone urbano. La città di Barcellona ha persino dato il via al progetto “Fab City”, impegnandosi per 40 anni a produrre tutto ciò che consuma, e già vi hanno aderito più di una dozzina di città e interi paesi.
Proprio come è accaduto con i personal computer, anche la fabbricazione digitale si sta diffondendo molto velocemente. L’attrezzatura di un Fab lab oggi ammonta a circa 100.000 dollari e pesa due tonnellate, un investimento consistente. Ma presto, le macchine dei Fab lab saranno in grado di produrre altre macchine da Fab lab, facendo scendere i loro costi fino qualche migliaio di dollari, rendendone accessibile l’acquisto da parte di utenti che ne vogliano fare un uso personale. E mentre i Fab lab si affidano attualmente a una catena di approvvigionamento globale per i materiali che usano, la ricerca sta sviluppando materiali “digitali” che possono essere assemblati (e smontati) con una piccola serie di componenti microscopici, riducendo tutti gli acquisti di un Fab lab ad un semplice approvvigionamento di questi componenti. In tal modo si ridurranno costi e complessità e avverrà un cambiamento simile a quanto già avvenuto con tablet e smartphone.
Inoltre, la ricerca sta unendo le macchine e i materiali per rendere possibili scenari fantascientifici in cui avremo la materia programmabile e i replicatori di materia a matrice molecolare. Questi progressi sono analoghi a quanto avvenuto con Internet che è passato dall’essere uno strumento di collegamento fra computer a connettere oggetti di uso quotidiano. Queste ricerche richiederanno ancora decenni, ma, come la storia insegna, le sue implicazioni arriveranno molto prima, interrompendo le catene di approvvigionamento globali e le strutture normative associate.
Consideriamo ad esempio l’acquisto di un tostapane. Oggi, l’aspirante cliente ha bisogno di un lavoro retribuito per guadagnare i soldi per acquistare un tostapane in un negozio; il prodotto viene trasportato su un camion – che viene guidato su un’autostrada – dopo essere stato prelevato da un treno che viaggia su una linea ferroviaria, su cui è arrivato dopo essere stato trasportato su una nave e depositato in un porto, dopo essere stato prodotto in una fabbrica dall’altra parte del mondo. Ognuno di questi passaggi comporta politiche, regolamenti, tasse, lavoro e amministrazione.
Cosa succede, quindi, se il tostapane viene fatto in un Fab lab invece? Un macchinario può creare la struttura dell’oggetto, un altro può incorporare gli elementi di riscaldamento e un terzo può produrre l’elettronica per controllarlo. Il design del tostapane può essere sviluppato da zero, personalizzato in base ad esigenze specifiche o scaricato da un archivio di modelli digitali. Potrebbe essere la persona stessa che desidera il tostapane a produrselo, sostenendo solo il costo delle materie prime, oppure il lavoro potrebbe essere conferito come regalo, come forma di pagamento o come baratto. Ma in tutti questi casi l’impatto economico ed educativo rimane locale.
Costruirsi un tostapane in un Fab lab implica l’eliminazione di tutti gli step della logistica: dai treni, alle navi, ai camion, alle linee di montaggio. Questo esempio mostra come i principi economici fondamentali vengano messi in discussione quando la fabbricazione diventa personale.

A differenza di quanto avviene in un’impresa che crea posti di lavoro, con i quali le persone possono avere gli stipendi da impiegare nei consumi, con la personal fabrication tali lavoratori hanno la possibilità di produrre personalmente i prodotti.
Tutto questo processo mette in collegamento i settori dell’istruzione, dell’industria e dell’intrattenimento in modo tale da generare implicazioni politiche di vasta portata. Inoltre, la possibilità di autocostruirsi gli oggetti, non porta solo benefici economici diretti, ma attinge anche a un desiderio umano profondamente radicato. Quello che non si considera quando si fanno proposte sul reddito di cittadinanza (che servono per far fronte alla perdita di posti di lavoro conseguente all’avanzamento tecnologico) è che le persone hanno bisogno di uno scopo e di un significato nella loro vita quotidiana. Tale scopo può essere ricondotto al prodursi ciò che si consuma, sia come singoli, che come comunità.
Nelle regioni colpite da conflitti politici, economici e sociali, dal Medio Oriente al Sud Africa all’Irlanda del Nord, i Fab lab sono un’oasi in cui le persone si riuniscono per creare. I Fab lab di Belfast e Derry stanno riunendo persone che provengono da fazioni opposte per farle collaborare al processo di soddisfazione dei bisogni locali. Incite Focus gestisce dei laboratori a Detroit per i giovani in situazioni di disagio. In questi e in altri casi, il valore non è dato solo dagli oggetti prodotti ma soprattutto dalla collaborazione tra persone.
L’esempio del tostapane mostra anche che molte delle funzioni accentrate attualmente dai governi non saranno più necessarie o dovranno essere reinventate per la fabbricazione digitale, come la regolamentazione commerciale […].
Le prime due rivoluzioni digitali hanno creato un profondo “digital divide”; la terza rivoluzione digitale potrebbe incrementarlo […].
Ci sono voluti decenni perché i leader politici prendessero coscienza che le prime due rivoluzioni digitali erano in atto, e da allora hanno continuato a recuperare terreno, lottando per far fronte alle conseguenze indesiderate di una vita sempre più mediata dai dispositivi digitali. Oggi, i governi e le comunità hanno l’opportunità unica di essere proattivi, piuttosto che reattivi, sfruttando una nuova straordinaria tecnologia: la fabbricazione digitale. Essi possono aiutare a superare il dibattito che mette in contrapposizione globalismo e localismo, lasciando che i bit viaggino mentre gli atomi rimangano fermi. La fabbricazione digitale ci consente di costruire letteralmente la realtà, invece di accanirsi nella lotta tra realtà divergenti.